Uketsu - Strani Disegni | Recensione | Liminal Store

Uketsu strani disegni recensione

Nel film thriller di Dario Argento "Profondo Rosso" (1975), un disegno raccapricciante si rivela uno degli indizi fondamentali per scoprire l'assassino. L'autore del disegno, un bambino, era rimasto traumatizzato dopo aver assistito alla morte di suo padre per mano di sua madre. La tragedia era stata perciò immortalata dal bambino su uno dei muri di casa, coperto poi dal cartongesso e dimenticato in una villa abbandonata per anni. Lo stesso disegno verrà poi riesumato dagli archivi di una scuola locale, svelando l'identità dell'autore.

Molti di voi ricorderanno questo particolare elemento di Profondo Rosso: il disegno come indizio insperato. Ed è proprio su questo dettaglio che si basa il libro di Uketsu, nome di fantasia di uno youtuber giapponese che ha scalato le classifiche e invaso le librerie negli ultimi mesi con il suo Strani Disegni. Edito da Einaudi ed abilmente lanciato con una campagna marketing d'impatto (complice la misteriosa e minimal copertina), ha venduto e continua a vendere senza sosta. In un panorama dominato da autori di gialli e thriller dai nomi altisonanti e ben noti, l'anonimo autore giapponese è riuscito a imporsi senza problemi. Ma la vera domanda è: Strani Disegni, è un buon libro?

Se è vero che oggigiorno le campagne di markenting e la viralità dei booktoker permettono troppo spesso a sconosciuti in erba di assurgere a scrittori e solo per merito dei migliaia di follower (reali e non) dei propri canali social, è anche vero che ogni tanto è possibile trovare delle perle nascoste nel vasto oceano letterario contemporaneo. E' questo sicuramente il caso di Uketsu, che ci mette davanti a un rompicapo giallo, de-costruito ad hoc e orchestrato con la giusta struttura. La trama si svolge in 3 macro sezioni, con una quarta a chiosa. Gli episodi si svolgono in archi temporali diversi e vengono raccordati tramite i protagonisti del giallo, che gradualmente si riveleranno - con diversi colpi di scena - per quello che sono realmente. Il tutto ruota intorno ad una serie di omicidi e di sospette morti a catena che l'autore ci aiuta a inquadrare e ad analizzare tramite degli indizi grafici, gli strani disegni che danno nome al libro. L'elemento curioso è l'assenza di un investigatore o detective per tutta la durata della storia. Ad indagare, sono studenti curiosi, giornalisti, blogger, persone comuni che per un motivo o un altro vengono a conoscenza di un misterioso delitto, che per affezione o curiosità si decidono a risolvere. I disegni che ci vengono presentati, diventano un rompicapo che - anche a distanza di anni - sembrano parlare in maniera sibillina di un omicidio o di un episodio traumatico irrisolto. Fin qui, tutto bene. Ma perchè molti lettori hanno abbandonato o trovato il libro appena sufficiente? La nostra esperienza di lettura è stata sicuramente rapida e scorrevole. Il libro si lascia leggere e mantiene sempre viva la curiosità di scoprire chi si celi dietro a tutti quei morti. Il modo in cui lo fa è la vera pecca. Una scrittura elementare, schematica e povera fa da padrona in tutta l'opera, accompagnata da una ostinata pedanteria nel voler spiegare didascalicamente ogni passaggio più e più volte, ripetendosi e banalizzando l'intelletto del lettore. Capiamo l'importanza del riportare i sopracitati disegni per aiutarci a decifrare gli enigmi ma la necessità di creare schemini e diagrammi di scolastica memoria, quella non la comprendiamo affatto. Chi si è cimentato nella lettura, converrà che sono alquanto fastidiosi. In aggiunta a questo, ci sono spesso dei cambi repentini di personaggio e punto di vista, che combinati con i nomi giapponesi dei personaggi (facilmente confondibili) seminano caos e disordine nel lettore. Ad esempio, è molto probabile che ci si sia dimenticati di un personaggio menzionato nelle prime 10 pagine che riappare nelle ultime 20. Di contro, possiamo assicurarvi che ogni singolo elemento, linea temporale o sottotrama, verrà infine risolta e giustificata. Alcune di queste linee sembreranno artificiose, costruite in maniera forzosa mentre alcune storie - fra cui quella principale che si estende per tutto il libro - risulteranno psicologicamente credibili, intense e profonde.

Strani Disegni è dunque un discreto e interessante esperimento letterario, scorrevole ma a suo modo intricato, adatto a chi ama la narrativa contemporanea giapponese ma non si aspetta di incappare in un capolavoro. Se volete leggere un thriller puù vicino all'horror ci sentiamo di consigliarvi un libro cult che nel tempo è stato purtroppo dimenticato e mandato fuori catalogo: Ring di Koji Suzuki. Primo di una trilogia assolutamente perfetta e di qualità, è uno dei vertici della narrativa j-horror, terribilmente deturpato dal film di Gore Verbinski che molti di noi hanno avuto il dispiacere di vedere nel 2002, a sua volta remake americano dell'ottimo film di Hideo Nakata del 1998. Avremo modo di parlarne in una recensione dedicata in futuro.

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